22/03/2017
Chi sceglie la mafia è fuori dalla Chiesa
Locri simbolo di un impegno urgente e nazionale. Il grido di speranza “Mai più”, nella Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime della mafia, parte proprio da qui, dal cuore della Calabria che soffre. Parte dai giovani delle scuole, da tanti cittadini, dalla Chiesa, da quanti hanno marciato pacificamente per le strade. Un no deciso a ogni forma di mafia, di corruzione, di sfruttamento. Lo ha ribadito nei giorni scorsi lo stesso monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei: “Chi sceglie la mafia è fuori dalla comunità dei credenti”. L’eco della “scomunica” pronunciata da papa Francesco a Cassano, 250 km più a nord, il 21 giugno 2014, è forte. Per questo, a Locri, le Chiese di Calabria hanno partecipato con particolare attenzione. E se la Chiesa è “lontana mille miglia” da chi vive di corruzione – parole ancora di Galantino – le migliaia di giovani che hanno invaso pacificamente Locri hanno intonato la canzone simbolo dell’impegno: quella che richiama i Cento passi. A loro, dal palco del lungomare, don Luigi Ciotti ha chiesto “una scossa, un sussulto”. Lo ha chiesto anche alle Istituzioni, perché non prevalga la “rassegnazione alla violenza e alla corruzione”. “Verità e giustizia”, “no alla mafia”, gli slogan della giornata. Per le strade. Quando arriviamo in città, il 20 marzo, quasi non sembra esserci fermento per l’evento. Le porte dello stadio comunale, che il giorno prima avevano ospitato il presidente Mattarella sono serrate. In realtà, la mattinata locrese era stata scossa dalle scritte sul vescovado e sui muri della città: “Più lavoro, meno sbirri”. L’Amministrazione comunale risponderà con una conferenza stampa e uno striscione: “Orgogliosamente sbirri per il cambiamento”. Mons. Francesco Oliva, il vescovo di Locri, riconosce come quello dell’occupazione sia un tema troppo importante, ma è risoluto: “Il lavoro non lo vogliamo dalla ‘ndrangheta”. Anche don Ciotti replicherà: “Oggi siamo tutti sbirri”. Quando arriviamo alla Caritas è ora di pranzo. A casa Santa Marta i 15 minori non accompagnati ospitati nella struttura diocesana partecipano agli eventi di Libera, Avviso pubblico e Rai. “Qui si sentono in famiglia e sono coinvolti in questa manifestazione così importante a livello nazionale”, dice la responsabile del Centro, Carmela Zavettieri. Anche Ibra e Ahmara, dal Senegal, confermano: “Una giornata molto importante per le vittime della mafia”, dicono in francese. Per loro accoglienza significa anche scuola. “Sono in Italia da dieci mesi e la Caritas mi ha aiutato a studiare”, aggiunge Ahmara. Le aule sono attigue alla struttura diocesana. Lo stesso don Luigi Ciotti ribadirà che “antidoto alle mafie sono la scuola e la famiglia”. Parlano di responsabilità e giustizia gli scout diocesani nella veglia in Cattedrale. “Oggi vogliamo testimoniare la bellezza, ma soprattutto i diritti dei giovani, che però non dobbiamo delegare al domani. È necessario che noi adulti, a partire da oggi, ci spendiamo per offrire loro un futuro migliore” dice Serafino, che guida un manipolo dei 200 ragazzi presenti nella chiesa madre locrese. All’auditorium di fianco va in scena uno degli appuntamenti del corso diocesano sulla dottrina sociale e la custodia del creato: “Portiamo avanti l’impegno quotidiano perché è in questi luoghi, con la formazione, che si realizza il riscatto della nostra terra” sostengono i responsabili. Il corteo. Il 21 marzo è il giorno del “grido di speranza”. Di buon mattino, sul lungomare di Locri, si ritrovano i giovani di Calabria e Sicilia. Gli ultimi dati parlano di 160 pullman. Si respira un clima di gioia. Sono lì, con gli striscioni e le bandiere mossi dal vento che spira. Parlano di responsabilità, di impegno, di condivisione. Proprio “condivisione”, insieme a “corresponsabilità”, è una delle parole chiave dell’intervento del fondatore di Libera. “Evitiamo il rischio di fare della legalità un idolo, essa è un mezzo per raggiungere un obiettivo importante che si chiama giustizia”, il pensiero di don Ciotti. Tanti studenti sono qui, semplicemente, come dice la giovanissima Giulia, “per combattere la mafia”. Domenico, invece, 17enne di Cosenza, ritiene che “queste manifestazioni siano importanti perché dimostrano quanta gente ha a cuore la questione e sono il segno di un impegno quotidiano e concreto”. La lettura dei 950 nomi di vittime della mafia è vissuta con particolare silenzio e commozione, interrotta da numerosi applausi. Don Ciotti li ricorda, mostrando vicinanza e assicurando la memoria. “Insieme, siamo un segno di speranza”. Dalla Calabria, da questi “luoghi di speranza, testimoni di bellezza”.