30/03/2017
Su 'La Voce' il primo articolo di Umberto Eco

Trovato nell’archivio del periodico che conta 138 anni di vita



Consultando l’archivio di “Voce alessandrina”, settimanale della diocesi di Alessandria, Marco Caramagna, già direttore del settimanale, ha ritrovato l’articolo nell’edizione del 26 aprile 1951 con il titolo “Responsabilità di una cultura cristiana”. La Voce alessandrina lo propone in esclusiva nella sua versione integrale, in due puntate, sul numero 12, in uscita giovedì 30 marzo 2017, e sul numero 13 del 5 aprile 2017.


E’ stato emozionante leggere il primo pezzo ‘ufficiale’ di Umberto Eco” dichiara Andrea Antonuccio, neo direttore della Voce. “Il diciannovenne Eco affronta con sorprendente maturità il tema del rapporto tra cultura cristiana e cultura laica, giungendo a conclusioni molto interessanti e, per così dire, fuori dal coro, tenendo anche presente il clima culturale dell'epoca. Parole attuali, quelle dell’intellettuale alessandrino, che meriterebbero un confronto e un approfondimento anche oggi” conclude Antonuccio.


A partire da questo “Eco ritrovato”, il settimanale diocesano punterà a essere sempre di più luogo di confronto, apertura e scambio tra laici e cattolici, con l’intenzione di accogliere e valorizzare il positivo delle diverse espressioni culturali. Secondo la felice formula di “Chiesa in uscita” di papa Francesco.



Per informazioni:

comunicazioni@diocesialessandria.it

Enzo Governale 3476852265

www.lavocealessandrina.it


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ALCUNI STRALCI DELL'ARTICOLO DI ECO:

"Noi abbiamo delle élites, formate cristianamente e culturalmente, eppure le vediamo vegetare (se mi è permessa la parola) senza che esse trovino un punto di contatto e di intesa con la parte migliore della nostra gioventù quella – sì – staccata da noi, ma che non vive in un completo disinteresse per le grandi questioni, perché soffre i problemi culturali del nostro tempo. Ed è su questa base di comuni esigenze spirituali che dovrebbe effettuarsi quest’incontro che il più delle volte non avviene".


Si dice che la cultura moderna si sia allontanata dal cristianesimo ed in parte è vero; in periodo di crisi la cultura ha sofferto la crisi; ma non ha saputo risolverla, anzi si è compiaciuta di diventare “cultura della crisi”. E da questo i giovani sono stati attratti, in parte perché ciò corrispondeva ad alcune loro confuse esigenze, in pare per darsi ad una esperienza nuova ed eccitante.

Ma la cultura cristiana ha sovente ignorato queste esperienze rifilandole tra gli scarti di una mentalità malata; i giovani cristiani, che sentono di aver risolto i loro problemi nel modo più luminoso, hanno guardato con certo disprezzo a quella anarchia dissolutrice permeata di un certo qual masochismo intellettuale che si bea del tormento e della impotenza. Han guardato con distacco a quei giovani che si proclamavano i corifei di verbi nuovi e che non riuscivano ad approdare a nulla, anche se lo desideravano. E questi a loro volta hanno accusato i cristiani di semplicismo, di conformismo, di dogmatismo, scambiando il proprio brancolare nel buio per una libera ricerca. E così si è camminato per strade parallele – una superiore all’altra – senza incontrarsi mai. Con danno per entrambi".

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