05/04/2017
Giorni di fraternità per i sacerdoti

A Grosseto e Nomadelfia

 

Negli ultimi giorni di marzo un gruppo di nostri preti, insieme al vescovo Guido, ha trascorso alcuni giorni di fraternità in visita alla diocesi di Grosseto.

Particolarmente significativa è stata la conoscenza della comunità di Nomadelfia, a pochi km da Grosseto, fondata da don Zeno Saltini.

Lì vivono attualmente una cinquantina di famiglie, che hanno liberamente lasciato la propria casa e la vita precedente per vivere insieme secondo lo spirito del Vangelo, condividendo ogni cosa come le prime comunità cristiane (i beni sono in comune, non esiste proprietà privata e non circola denaro).

Dal 1931 ad oggi quasi 5.000 ragazzi abbandonati sono stati accolti a Nomadelfia: i figli, affidati dai servizi sociali, sono consegnati all’altare alle mamme di vocazione (donne che si consacrano a Dio e rinunciano al matrimonio per accogliere ed educare minori abbandonati come loro veri figli) e agli sposi con le parole che Gesù ha rivolto dalla croce a Maria e a Giovanni: “Donna, ecco tuo figlio. Figlio, ecco tua madre”.

Uno dei principi fondamentali di Nomadelfia è la “paternità e maternità in solido”: tutti gli uomini e le donne esercitano la paternità e la maternità su tutti i figli, anche su quelli che non appartengono alla loro famiglia. Devono quindi trattarli alla pari e intervenire nell’educazione di tutti, secondo una linea pedagogica comune ispirata al Vangelo. Una volta raggiunta la maggiore età, i figli sono liberi di rimanere oppure di uscire dalla comunità.

Le famiglie (oggi circa 300 persone), non vivono isolate, ma quattro o cinque insieme, per un totale di circa trenta persone, a formare un “gruppo familiare”. In una casa centrale hanno in comune la sala da pranzo, la cucina e i laboratori, mentre le camere da letto sono tutte intorno, in casette separate per ogni nucleo familiare.

Papa Giovanni Paolo II visitò la comunità il 21 maggio 1989, battezzando il bambino più piccolo e rivolgendo ai nomadelfi parole significative: “Siete una comunità che si ispira al modello descritto dagli Atti egli Apostoli, una società che prepara le sue leggi ispirandosi agli ideali predicati da Cristo. Voi sapete bene, perché don Zeno ve l’ha insegnato con la sua vita, che ad un mondo talora ostile e lontano dalla fede occorre rispondere con la testimonianza della propria vita, con opere e segni visibili di amore fraterno. Nomadelfia può fare questo e lo sa fare, poichè essa è un popolo che si ispira, come dice il suo nome, alla legge della fraternità. Evviva Nomadelfia!”.

S.T.

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