Ufficio per le Comunicazioni Sociali

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Direttore
Enzo Governale

Vice direttore
Andrea Antonuccio

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Giorgio Ferrazzi
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Via Vescovado, 3
Tel 0131 512224
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Enzo Governale

Le comunicazioni sociali

“Vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perchè mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.” Con queste parole, che in pochi secondi hanno creato il silenzio in Piazza San Pietro, si ha subito la sensazione che qualcosa sia cambiato. Il modo di comunicare di Francesco sorprende subito, ed è chiaro che la comunicazione non è forma: è sostanza. Il suo discorso infatti risponde a bisogni concreti del popolo: vicinanza e semplicità; con una comunicazione immediata e tesa all’ascolto. Da subito papa Francesco è stato fonte di ispirazione per il nostro percorso come ufficio di Comunicazioni Sociali e per l’operato dei nostri strumenti: il settimanale, la radio, i siti, i social e la WebTv.

Il primo punto fermo sta nell’etimologia della parola: comunicare significa “mettere in comune”; sappiamo bene che condividere implica sempre un’uscita da sé. Forse è proprio questa la Chiesa in uscita di cui Francesco ci parla spesso, non solo uscire fisicamente dalle chiese, ma anche una Chiesa che esce da sé e che quindi sa comunicare sé stessa. Il secondo punto è richiamato anche nel messaggio di quest’anno: il pettegolezzo. Il vero rischio della comunicazione è proprio questo: cercare l’interesse economico, lasciando da parte la verità. Francesco stesso suggerisce di passare attraverso i tre colini di Socrate: ogni volta che devi decidere di raccontare una storia, rispondi a queste domande: sei sicuro che la cosa che stai per dire è vera? Sei sicuro che stai per dire una cosa buona? Sei sicuro che sia utile che il mondo lo sappia?

Ed ecco il terzo punto: autenticità. Francesco parte proprio dal suo nome, dichiarando, ancora prima di mostrarsi al mondo come Papa, l’impostazione del suo papato: i poveri.Le sue scelte abitative, le sue fughe notturne tra i senza tetto hanno sostenuto quanto definito con la semplice scelta del nome. Uno stile nello spirito di San Francesco che si rivolge al popolo in dialetto Umbro, pur essendo istruito e che vive sempre in mezzo alla gente, senza mai stare al centro. L’ultimo punto è il rinnovamento, che non è una semplice sostituzione del vecchio con il nuovo, ma è (come diceva Sant’Ignazio di Loyola) un mutare nel discernimento.

Viviamo così questo tempo di discernimento sulla comunicazione, “ascoltando” gli eventi che accadono, guardando i segni dello Spirito, alla presenza del Signore.   

Enzo Governale
n° 03 de “La Voce Alessandrina” del 26 gennaio 2017