Omelia funerale don Walter Fiocchi

Castelceriolo
Funerale don Walter Fiocchi
Eccellenza Reverendissima (Hilarion Cappucci, Arcivescovo siriano),
carissimi e numerosi confratelli nel sacerdozio e nel diaconato,
carissimi fratelli e sorelle,
in questi giorni viene veramente da dire: “È scomparsa la mia gloria, la speranza che mi veniva dal Signore”; quando qualcuno viene meno nel cammino, qualcuno con cui abbiamo fatto della strada assieme, qualcuno con cui abbiamo camminato e condiviso delle esperienze forti e importanti, viene da disperarsi; “Ben se ne ricorda la mia anima e si accascia dentro di me” dice il libro delle Lamentazioni, che ha già un titolo indicativo. Però c’è la svolta della fede; dice anche: “Le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie. Si rinnovano ogni mattina, grande è la sua fedeltà. Mia parte è il Signore – io esclamo – per questo in lui spero” (Lam 3, 18-24). Ecco di fronte alla tristezza della separazione, nell’ottica della fede, c’è lo sguardo di speranza. La vita non è un contenitore inutile che, terminata la sua funzione su questa terra, è finita per sempre. La vita ha un’eco che raggiunge l’eternità, e che dall’eternità riverbera anche in questa vita, perché le persone che muoiono non sono definitivamente separate da noi. Quando vivo nel Signore sono in profonda relazione con lui. Questa per la prima cosa che volevo dirvi: non abbattetevi, dobbiamo avere fede nel Signore. Il Vangelo che ho scelto è quello della crocifissione morte e sepoltura del Signore. L’ho scelto per due ragioni; la prima: don Walter amava tanto i luoghi santi, la terra santa. Ancora quest’anno si è recato, nonostante le sue precarie condizioni di salute, e mi sembrava bello ricordare, proprio attraverso questo brano che è un po’ il nocciolo degli eventi della vita di Gesù su questa terra, questo suo amore per la terra santa. L’ho scelto anche perché la morte di Gesù e la sua risurrezione sono la chiave di lettura delle nostre morti, e lo sono anche attraverso la celebrazione eucaristica. In questi mesi in cui tante volte sono venuto a trovare don Walter, mi ha colpito il fatto che per lui la celebrazione della eucaristia con la comunità di Castelceriolo, la domenica, era un punto chiave; e anche la sera, prima di morire, mi ha confidato che la sua prima preoccupazione era quella di poter essere, il sabato e la domenica, a celebrare la messa insieme con la sua comunità. Devo dire che ha trovato nella comunità un grande conforto, una grandissima vicinanza; vi ringrazio di cuore per tutto l’affetto che avete dimostrato, per l’amore con il quale l’avete assistito e gli siete stati vicini. Veramente in questa malattia la comunità è stata la sua forza. Dall’eucaristia troviamo l’unione del mistero della morte e risurrezione del Signore; che mistero che è la nostra vita, che mistero fragile! Io tante volte penso al mistero della mia vita, tanto volte mi chiedo perché sono nel mondo, che ci sto a fare, che contributo devo dare al nostro mondo e alla nostra Chiesa; questa domanda che si fa ancora più acuta di fronte alle mie povertà, trova soluzione e pace solo nell’eucaristia dove Gesù ricapitola il senso della vita. La vita è amare, amare da morire, amare con l’amore più grande di tutti, quello di dare la vita per i propri amici. Noi consacrati ci proviamo, ci riusciamo un po’ sì e un po’ no, ci rimettiamo alla misericordia di Dio e di quelli che hanno a che fare con noi e con i nostri limiti ritroviamo il senso nell’amore, nell’amore di Dio. Così questo punto centrale dell’eucaristia domenicale, negli ultimi mesi di don Walter, mi ha suggerito una riflessione che vorrei lasciarvi come punto di riferimento: ricordate che nell’eucaristia noi entriamo in comunione con il Signore e, attraverso il Signore, con tutti i nostri fratelli, anche quelli che sono nella vita eterna. Perciò attraverso l’eucaristia noi affidiamo adesso don Walter alle braccia di misericordia di Dio proprio perché nella celebrazione dell’eucaristia è inserito il senso della morte e della risurrezione: la vita dei nostri fratelli che fanno il grande pellegrinaggio. Mettiamo davanti al Signore tutta la vita di don Walter, il suo essersi consacrato al Signore, la sua tensione verso la giustizia, il suo impegno nel mondo e nella società, il suo impegno come pastore e anche le cose che non gli sono riuscite; mettiamo tutto ai piedi del Signore. Che bella l’eucaristia, è la spiaggia serena, l’approdo dell’incontro con Dio nel quale troviamo la pace: la pace per noi stessi, la pace per i fratelli che accompagniamo all’incontro con Dio, la pace da donare a tutti. Chiedo al Signore il dono della pace per tutti, perché possiamo tornare sempre più motivati alla nostra vita quotidiana con quella pace che è dono di Dio e che costruisce il mondo di qua e di là. La Vergine Maria e san Giorgio, patrono di Castelceriolo, accompagnino don Walter in questo passaggio. Lo affidiamo alla Madonna ai piedi della croce perché possa essere accolto nel regno di Dio.
Sia lodato Gesù Cristo.