Diaconato permanente

Diaconato permanente
un cammino di preparazione

In data 20 giugno 2024 il Vescovo mons. Guido Gallese ha approvato le “Linee guida per la formazione dei Diaconi permanenti nella Chiesa di Alessandria”. Il cammino formativo prevede un primo anno circa di discernimento e poi tre anni circa di formazione ministeriale, con lezioni, incontri di formazione, tirocini pastorali e ritiri spirituali.

Un ministero di servizio e carità
La Chiesa, sin dall’età apostolica, ha tenuto in grande venerazione l’ordine del diaconato e la tradizione vede l’inizio di questo ministero nell’episodio dell’istituzione dei “sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito Santo e di saggezza” (At 6, l-6), ai quali gli apostoli affidano l’incarico del servizio quotidiano della carità.

Ripristinato dal Concilio ecumenico Vaticano II (1962-1965), il diaconato permanente, come ogni ministero della Chiesa, ritrova la propria identità nella partecipazione e nella ripresentazione del ministero di Cristo, Signore e servo di tutti.

Nella Lumen gentium (n. 29), si precisa, che l’imposizione delle mani al diacono è infatti per il servizio. Questa indicazione delinea l’identità specifica del diacono: egli è nella Chiesa segno specifico di Cristo servo.

Insieme nella Chiesa
Nell’esercizio del loro servizio, i diaconi dipendono necessariamente dal Vescovo, primo responsabile della formazione e del ministero diaconale nella diocesi, e sono posti in una speciale relazione con i presbiteri, in comunione con i quali sono chiamati a servire la comunità. La spiritualità del diacono, poi, cresce in un contesto di unità di vita tra legami familiari, impegno professionale e servizio pastorale, cercando, in docilità allo Spirito, una integrazione armonica del ministero con lo stato di vita che hanno abbracciato e in cui rimangono pienamente immersi (diacono celibi, sposati o vedovi).

Alcuni tratti a partire dai quali esercitare un discernimento verso il diaconato permanente:

– Cammino personale di fede e inserimento in una comunità cristiana. Il diacono non è un semplice volontario, abile nell’organizzare: il terreno normale in cui sorge e si sviluppa una chiamata al diaconato è una esperienza di fede radicata e vissuta, specialmente in parrocchia.

– Maturità globale della persona all’interno delle proprie scelte di vita, familiari e professionali.

– Stile sobrio di vita e predilezione per i poveri e gli esclusi, attitudine a farsi prossimo, in modo particolare a chi è nel bisogno, a coloro che sono ultimi nella società.

– Disponibilità ad imparare. Ai candidanti al diaconato viene proposto un cammino di formazione esigente, che chiede loro di intraprendere percorsi di maturazione a livello umano, spirituale, intellettuale, pastorale.
È necessario perciò che chi è chiamato al diaconato mostri una chiara disponibilità alla formazione e abbia il desiderio di acquisire la competenza teologica essenziale per il ministero pastorale.

– L’età minima. I candidati celibi non possono essere ordinati prima dei 25 anni di età. Chi è sposato, deve aver compiuto i 35 anni di età, con il consenso della moglie e dopo almeno 5 anni di matrimonio.

Il cammino di discernimento e di formazione verso il diaconato prevede due tappe distinte:

Discernimento
Una  prima fase  di discernimento, compiuta con il proprio parroco e con il delegato vescovile per il diaconato permanente. Questo momento iniziale di accompagnamento spirituale dura circa un anno e conduce alla presentazione della domanda di accoglienza al percorso di formazione al diaconato permanente.

Formazione
Una seconda fase che avvia il cammino di formazione umana, spirituale, teologica e spirituale. Il periodo di formazione dura circa tre anni, con lezioni, ritiri spirituali, colloqui personali e incontri di formazione.

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